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IL CAPPOTTO e altri racconti di ALESSANDRO TRASCIATTI in MP3

Alessandro Trasciatti al Cinema Cristallo con gli Accalappiacani il 20 gennaio 2007

Alessandro Trasciatti è nato nel 1965 a Lucca. Ha pubblicato un libro di narrativa, "Prose per viaggiatori pendolari" (Mobydick 2002) e plaquettes di poesie e racconti. Collabora al mensile Gente Viaggi.

Qui puoi ascoltarlo leggere alcuni suoi racconti composti tra il 1989 e il 1996.

Le registrazioni sono del febbraio 2007.

A destra: Alessandro Trasciatti in una foto del 20 gennaio 2007.

# 6 - giovedì 14 giu 2007

Il cappotto

• Ascolta il_cappotto.MP3 (0:49)

Siamo troppi dentro questo cappotto, circa un centinaio, e voi capite che la nostra condizione non è delle più felici. Certo, a me è capitata la fortuna di essere spiaccicato proprio contro una bella figliola dalle tette rotonde e morbide, ma non ne traggo quasi alcun piacere perché il caldo è soffocante e manca anche la luce.

Ogni tanto, quando il cappotto viene sbottonato, arriva un po' di fresco e allora ci dissetiamo nella corrente d'aria. Io e la mia compagna di fronte ci guardiamo un po' più distesi e riusciamo ad apprezzare i vantaggi reciproci della nostra posizione. Ma sono attimi brevi e appena il cappotto viene richiuso restiamo di nuovo al buio e al caldo, e non ci accorgiamo più di niente.

 
 
 
# 5 - giovedì 07 giu 2007

Certe valli sospese

• Ascolta certe_valli_sospese.MP3 (0:55)

Ci sono valli sospese sopra di noi. E' difficile vederle perché sempre nascoste da nubi. A volte dicono di esserci stati i piloti d'aereo e, se si presta fede ai loro racconti, sono simili alle valli alpine, ma senza neve. Sono appese a dei fili lunghissimi, forse d'acciaio, che si perdono in alto, non si sa bene dove, e oscillano al vento. Alcuni piloti dicono di aver visto in queste valli greggi di pastori lanosi tenuti a bada da pecore in giacca a vento. Sembra inoltre che i torrenti scorrano su per i monti fino alle sorgenti e che le trote non facciano alcuna fatica a risalire la corrente. Anche le piogge sono strane e salgono dal basso, così per non bagnarsi bisogna tenere gli ombrelli capovolti. Di più non si sa su queste valli, se non per congetture.

 
 
 
# 4 - giovedì 31 mag 2007

Il poeta Mazin

• Ascolta il_poeta_mazin.MP3 (3:22)

Del poeta Mazin - lo confesso - non so niente, né della vita, né delle opere. Conosco solo, per averlo visto in fotografia, il quadro che lo ritrae mentre sorseggia una tazza di bevanda fumante, probabilmente caffé. Tiene un libro aperto sulle ginocchia e sul tavolo alla sua sinistra c'è una bottiglia. Non me ne vogliano i suoi estimatori, ma per me Mazin è solo una figura colorata, anzi: una foto di una figura colorata. Esiste solo sulla carta, senza alcun rapporto con la realtà. Questo stato di cose durerà fintanto che qualcuno non mi darà notizie documentarie di lui, così da impedirmi il totale arbitrio creato dalla mia ignoranza. Ma voglio godermi questa parvenza d'onnipotenza che per il momento mi è concessa. Così parlerò di Mazin a modo mio, in tutta libertà, con spudorato candore.

Ebbene, dovete sapere che egli nacque sulle rive del Volga, in un villaggio chiamato Puskin, da padre ebreo e madre tartara. In quello stesso villaggio visse lungamente, e lungamente morì: la sua è l'agonia più ostinata della storia, essendosi prolungata per ventidue anni. In questo periodo Mazin alternò momenti di dolori lancinanti e di voluttà senza pari, ma sempre conservò il suo cipiglio e, sopratutto, non si tolse mai il cappello. E' un mistero, questo del cappello, che nessuno è riuscito a svelare. Perché tenere la testa coperta quando le fitte erano così acute da dargli la febbre a quaranta e farlo grondare di sudore? E perché tenerlo nella foga di amplessi tumultuosi che lo facevano sudare al pari degli accessi della malattia?

Mazin non coltivava la sua arte con perizia e disciplina. Ha lasciato centinaia di componimenti incompiuti, smozzicati, buttati giù in tutta fretta e rimasti ad arrugginire nel cassetto. Se è divenuto celebre è per merito di suo nipote che, pazientemente, ha enucleato da quell'informe conglomerato di versi alcuni endecasillabi d'impareggiabile brillantezza, sgrossandoli dalle brutture retoriche e dalle zoppicanti ingenuità che li circondavano. Forse Mazin inseguiva una perfezione istantanea, voleva una scrittura geniale al primo colpo, che non avesse bisogno di maturare nel tempo e nella pazienza. O forse non si poneva nemmeno il problema di scrivere qualcosa che restasse, preoccupato solo di dar corpo alle sue voci interiori, imbrattando le pagine di automatismi verbali. Comunque, suo nipote lo ha reso leggibile, apprezzabile, degno di essere ricordato.

In tutta franchezza io odio il poeta Mazin, con la sua tazza fumante, il suo sguardo sbilenco, il suo quaderno, la sua sconcia bottiglia di ubriacone. Non so perché sia stato stimato degno di essere ritratto. Cosa vuole il poeta Mazin, questa figura di nulla, questo quadro sfacciatamente bello, questa pura congettura d'uomo? Il poeta Mazin, io lo avrei ucciso.

 
 
 
# 3 - giovedì 24 mag 2007

Natura morta

• Ascolta natura_morta.MP3 (1:04)

Il barattolo è cilindrico, non ha coperchio. Ci sono dentro parecchi pennarelli: normali, indelebili, evidenziatori. Un pennello sporge il suo ciuffo di setole. Sull'esterno del barattolo una scritta: "Orzo da coltivazione biologica", e un disegno, un'idilliaca tazza bianca stracolma di spighe d'un giallo radioso e tre gentili fiori azzurri a fare da contrasto. Questo è il mio mondo, questo il mio orizzonte. Puoi sempre rifiutarlo, beninteso. Ma non aspettarti altro da me. Non cederò alle lusinghe di questo mondo. Puoi scordarteli la Rolls Royce, la pelliccia di visone, i gioielli di Tiffany, la seconda casa, la prima notte di nozze, le vacanze al mare d'estate, i termosifoni accesi d'inverno, la carne di maiale, gli zampironi di marca e tutto il corrimi dietro di voi donne, che di questo passo lo so io dove si andrebbe a finire. Te lo dico in anticipo, perché tu non abbia a pentirtene. Allora, mi vuoi?... Dico a te, sei ancora in linea?

 
 
 
# 2 - giovedì 17 mag 2007

Il violinista

• Ascolta il_violinista.MP3 (1:42)

Sordomuto e completamente all'oscuro di teoria musicale, suonava il suo strumento in modo assai bizzarro e sconclusionato, e nondimeno era piacevole da ascoltare. Qualcuno doveva averlo istruito in gioventù mostrandogli i movimenti delle dita e dell'archetto, così adesso ripeteva meccanicamente quei gesti che, a sua insaputa, producevano scale, esercizi preparatori o famosi brani per violino solo. Purtroppo, nel corso degli anni le dita si erano intorpidite e i trilli non venivano più così bene, e la memoria appannata provocava falle nelle melodie; in compenso la fantasia lavorava aggiungendo note impreviste, passaggi mai scritti, improvvisazioni. Così venivano fuori composizioni inedite, riletture di arie celebri squinternate al punto da essere solo a tratti riconoscibili. E lui non ne sapeva nulla. Girava di paese in paese chiedendo l'elemosina allegramente e la gente lo ricambiava meglio che poteva, e vorticava intorno al suono sghimbescio del suo violino, perennemente scordato.

Ma perché parlo di lui al passato, come se questo fosse un epitaffio? E' qui davanti nella piazza e suona come un forsennato. La gente balla e si scatena e fluttua intorno. Devo scendere anch'io e unirmi alla festa improvvisata, sono stanco di vivere alla finestra e sento che è venuto il momento di buttarmi. Mi vesto in fretta e lui in fretta si allontana, scendo le scale a corsa e il suono del violino è quasi spento, lo inseguo per i campi ed è sparito.

 
 
 
# 1 - giovedì 10 mag 2007

Posti troppo pieni di ricordi

• Ascolta posti_troppo_pieni_di_ricordi.MP3 (0:58)

In certi luoghi amorosi i ricordi ci sono rimasti proprio attaccati. Non soltanto i miei, ma anche quelli della mia fidanzata e quelli di mille altre persone. Il bello è che, tornandoci da soli, si ritrovano soltanto i propri e non ci accorgiamo di quelli altrui. Ma è probabile che quando ci si allontana e si ritorna a casa i ricordi parlino tra loro, si scambino opinioni, dicano male dei rispettivi proprietari, oppure si voltino le spalle in sdegnoso silenzio, gelosi di conservarsi intatti e segreti. A forza di stare gomito a gomito potrebbero anche contagiarsi o scambiarsi qualcosa per osmosi. Così la prossima volta che ci torno mi ricordo di essere stato lì con una ragazza che non era la mia, magari quella di un mio amico. Allora vado da lui per raccontargli questo fatto strano e lui mi prende a cazzotti.

 
 
 
LINK
Il sito personale di Denni Lugli www.dennylugli.it
Il sito dell'Associazione culturale STED (Centro di formazione per la danza e il teatro): www.stedmodena.it
Il sito di "Modena Modena stazione di Modena", il film di Daniele Malavolta
Il blog dove Cragno, Leo, e altri commentano gli articoli che escono su La Repubblica: piste.blogspot.com
Il blog di Leo senza Cragno leonardo.blogspot.com
Il sito di Radio Antenna Uno Rockstation (104.700 MHz): www.antennaunorockstation.it
Un sito con lo scopo di fare chiarezza sulla Sindrome di Tourette: www.sindromeditourette.com

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